MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
Ferrara - Italy

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Giornata Mondiale degli Oceani
08 giugno 2021
La giornata mondiale degli oceani è stata istituita dall’ONU e viene celebrata l’8 giugno di ogni anno.
Logo Giornata Mondiale degli OceaniQuest’anno è dedicata al tema “Vita e Sopravvivenza”, con un invito a ricordare che il degrado degli oceani non è solo dannoso per l’ecosistema e la biodiversità marini, ma per il Pianeta intero.

Infatti, gli oceani producono - attraverso la fotosintesi operata dal fitoplancton - almeno la metà dell'ossigeno che respiriamo, e assorbono quasi il 30% dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo, contrastando gli effetti del riscaldamento globale.
Tuttavia, l’attività umana, la pesca intensiva e i continui trivellamenti in mare aperto impattano pesantemente sulla salute di circa il 40% degli oceani globali.

Per questa giornata il Museo di Storia Naturale di Ferrara ha voluto concentrarsi su un importante simbolo non solo di biodiversità, ma anche legato strettamente al rischio di estinzione, a causa della pesca indiscriminata destinata alla produzione di prodotti ittici: gli squali.


Esemplare di Verdesca esposta al museo

In particolare, sono state approfondite due specie presenti nelle collezioni, la grande Verdesca e il comunissimo Spinarolo, animali che vengono comunemente commercializzati per il consumo umano, nonostante le loro popolazioni siano minacciate.

scheda-tecnica-spinarolo.pdf
scheda-tecnica-verdesca.pdf

Gli squali insieme ad organismi come le razze, mante, chimere e specie affini, sono vertebrati appartenenti alla classe dei Chondrihthyes, più comunemente noti come pesci cartilaginei.


La biologia di questi vertebrati va a comprendere caratteristiche comuni come uno scheletro cartilagineo, vescica natatoria assente, ovvero l’organo di galleggiamento presente invece nei pesci ossei, e fecondazione interna, nonostante tra gli stessi squali troviamo numerose differenze sulla riproduzione.

Alcune specie sono strettamente ovipare e rilasciano le uova in capsule cornee; altre sono ovovivipare placentari, e l'embrione si sviluppa all'interno del corpo materno grazie ad una struttura simile alla placenta dei mammiferi; altre infine sono ovovipare senza placenta e si sviluppano all'interno del corpo materno grazie all'apporto nutrizionale dell'uovo da cui nascono e di altre uova non fecondate prodotte dalla madre durnate la gravidanza. Nelle specie ovovivipare gli organi riproduttori femminili accolgono le uova fino alla loro schiusa e crescita della prole, per poi partorirli già autonomi.

A differenza di altri vertebrati marini mancano le cure parentali, ma in alcune specie sono state studiate delle zone “nursery” in cui le femmine vanno a riprodursi e senza la presenza di maschi che potrebbero predare i nuovi nati.




Embrione di Spinarolo

Maschi e femmine degli squali sono facilmente distinguibili, in particolare il maschio presenta due organi copulatori, detti pterigopodi, formatisi anticamente dalla fusione di due pinne pelviche, di cui solo uno viene usato per l’accoppiamento.

La famiglia degli squali presenta dei sensi estremamente sviluppati, sia riguardo il loro leggendario olfatto, che la loro abilità nell’elettrorecezione grazie a organi a forma di pori sulla testa, che permettono di rilevare lievi campi elettrici per poter scovare le prede anche in assenza di visibilità.

Si deve considerare una formidabile biodiversità per questi animali, presenti sulla nostra Terra dal periodo Ordoviciano, circa 450-420 milioni di anni fa: non solo la loro presenza è antica quanto la nascita dei dinosauri, ma negli ultimi 70 milioni di anni sono rimasti pressoché invariati!

Alcune specie di squalo presentano ancora tracce biologiche e aspetti arcaici, come lo Chlamydoselachus anguineus o comunemente detto squalo del collare, che vive nelle profondità marine (500/1300 metri di profondità), la cui morfologia gli ha valso il nome, ormai ritenuto non esatto, di fossile vivente.

Pensiamo solo che esistono circa 400 specie registrate sotto la famiglia degli squali, senza contare quelli ormai estinti o non ancora scoperti. Possiamo comunque raggrupparli in squali pelagici, ovvero squali di mare aperto, specie betoniche legate al fondale, squali di basse profondità e così via…ognuna di esse si è adattata perfettamente all’habitat in cui l’evoluzione ha fatto il suo corso, creando un’enorme variabilità di forme, colori e comportamenti.

I vari tipi di squali e quelli usati in alimentazione
Se pensiamo però al nome squalo ci viene subito in mente il grande squalo bianco, diretto discendente dal megalodonte, definito il più grande predatore dei mari, o spesso soprannominato erroneamente “mangia uomini”. Difatti questi animali preferiscono stare lontano dalle persone e quando vengono ripresi intorno a bagnanti le cause principali dell’avvicinamento sono esche o migrazioni a causa della pesca intensiva, che porta questi meravigliosi animali ad avvicinarsi a coste più ricche o allevamenti intensivi in alto mare.

Nonostante l’enorme biodiversità di questi organismi spesso ci dimentichiamo che gli squali non sono esseri mistici e pericolosi dei mari caraibici, ma facilmente lo ritroviamo nelle nostre tavole. Soprattutto nei paesi del Mediterraneo è comune trovare nei menù di ristoranti di pesce smeriglio, spinarolo, piombo, gattuccio, verdesca (foto collezione)… Tutti questi esemplari hanno una cosa in comune; sono cacciati per la loro amatissima carne di squalo. 

Il nostro Paese è il quarto maggior importatore di prodotti di squalo al mondo, dopo Spagna, Corea e Hong Kong e siamo i maggiori consumatori europei, contribuendo notevolmente alla pesca dannosa e l’aumento di rischio di estinzione di questi animali.

La pesca mirata agli squali non è soggetta a limiti di catture e il risultato è che per alcune specie l’estinzione è prossima: negli ultimi 50 anni, per esempio, il numero di specie presenti in Adriatico e nel Golfo di Lione si è dimezzato, mentre le popolazioni di squalo volpe, squalo martello, smeriglio, mako e verdesca hanno subito un calo del 98%.

Inoltre, gli squali riescono a sopportare con maggiori difficoltà la pressione di pesca a causa di alcuni elementi evolutivi che, fino all’arrivo dell’uomo, lo hanno portato a sopravvivere per così tanto come specie. Prima di tutto presentano un’elevata età della maturità sessuale. La pesca quindi di esemplari subadulti riduce la presenza di esemplari atti alla riproduzione.
 Anche la gestazione presenta un lungo periodo rispetto ai pesci depositori di uova, sia negli squali ovipari, dove lo sviluppo avviene in 3 - 5 mesi, sia per gli squali vivipari, in cui l'embrione di sviluppa in 12 - 18 mesi. I tempi riproduttivi sono così molto lunghi, a discapito del rapporto nascite/anno.


Questo vuol dire che durante la vita media di una femmina, il numero di parti (deposizioni) non sarà molto elevato, al contrario di quanto accade nei pesci ossei, che producono migliaia di uova per strategia di evoluzione differenti per cui abbiamo un netto distacco dal ratio pesca al ratio “nuovi nati”.

La pesca a cui sono soggetti inoltre non è selettiva; per comodità ed efficienza viene usata la dannosissima tecnica a strascico, che nonostante sia stata recentemente regolamentata va a distruggere il fondale marino, prendere specie non commerciabili, elementi marini essenziali per l’ecosistema,(con un fattore di mortalità da pressione altissima) e soprattutto esemplari troppo giovani.
Tutto ciò che viene pescato senza essere voluto prende il nome di bycatch: pesci “inutili”, che vengono ributtati in mare, spesso già morti.


Secondo la Fao, ogni anno nel mondo ben 7 milioni di tonnellate di pesce vengono rigettate in mare.

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Schede a cura di Aurora Alessandra Barachetti, volontaria del Servizio Civile Universale.


 

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